Blog: http://escopocodisera.ilcannocchiale.it

io no!

IO NO!
di Claudio Silvestrin

"Vivere in modo religioso il mestiere dell’architetto contemporaneo comporta un  dolore psicologico quasi permanente. Chiarisco, non parlo di religione riconosciuta e istituzionalizzata, ma di attitudine religiosa, seria, profonda, rigorosa, sana, integra. Una roccia contro la corruzione dilagante, con fede ferrea nella propria missione e nel dono del proprio talento che si vuol offrire per la soppravvivenza della sensibilità nel mondo. Proporre poesia dello spazio con novità e individualità provoca incertezza e incomprensione, l’interlocutore si sente spiazzato. Se come materiali proponi: l’acqua anzichè la plastica; la pietra anzichè il vetro; il vuoto anzichè lo sfruttamento incondizionato dello spazio; l’eleganza anzichè il sensazionale; il simbolo anzichè l’effetto accattivante; la magia della luce anzichè la luce come quantità di lux; un senso primitivo anzichè contemporaneo. Commentano:

-architetto basta con la poesia, non la vuole più nessuno, la gente non capisce comunque!
-architetto com’è antico lei!
-architetto molto bello! Ma lo spazio va sfruttato, con quello che mi costa al metro quadrato!
-architetto lei è troppo sofisticato! -architetto bisogna stupire non educare!
-architetto ma non c’è abbastanza luce!
-architetto cosa sono gli archetipi?

Paradossalmente più ci si scontra con l’ignoranza, la mancanza di sensibilità, l’arroganza, la mediocrità e la corruzione più cresce la forza di non soccombere a questa peste dello spirito. È vero, stare al gioco puo’ portare a costruire grandi cose, può portare al successo multimediale, può portare fama, denaro, potere. E qui sta la libertà di scelta che, fortunatamente, oggi qualsiasi architetto o progettista ha. Chiaro che i potenti te la fanno pagare- non ti lasciano vincere un concorso perchè non hai cenato con il membro della giuria, non ti danno il consenso edilizio perché non proponi cio’ che va di  moda, non ti selezionano perché non ti sei iscritto al loro club.

Ad un concorso al quale partecipai in Italia i primi sette premi vennero spartiti tra i sette professori universitari della stessa città, non un architetto di fama nazionale o internazionale, uno scandalo da prima pagina. Per difendere il proprio territorio i boss dei vari clan (incluso quello degli architetti) ti ostacolano nel cammino e quando riesci a costruire qualcosa ostacolano la comunicazione delle tue realizzazioni o fanno in modo che risultino insignificanti nel panorama della cultura contemporanea. La mia fortuna è da un lato la fede nel significato della mia opera, dall’altro la naturalezza nel gettarmi alle spalle le amarezze, le pugnalate, le bocciature e guardare avanti, incamminandomi verso l’orizzonte come un elefante, con l’entusiasmo di fare e creare pur sapendo che l’ingratitudine umana non ha limiti."

(in ARKITEKTON  n. 15,  May 2005)



ma quanto mi piace...

Pubblicato il 26/6/2008 alle 9.44 nella rubrica Architetture.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web